Sono italiana, residente a Berlino dalla metá degli anni ottanta e vivo in Germania dal 1961. L´anno in cui si inizió a costruire il muro che per 28 anni doveva dividere la cittá in Berlino, in Berlino est ed ovest.

Vivevo nella Berlino ovest - d´altronde la Berlino est, la Berlino socialista, non mi avrebbe neanche mai accettato come cittadina. Arrivavo da Colonia, cittá vivace e d´immigrazione della Land Nordrenovestfalia. A Berlino avevo trovato l´amore e la cittá mi affascinava, per la sua volontá di esistere, di resistere, rinchiusa dalle mura e fili spinati, che facevano di Berlino ovest un´isola in un territorio, sí tedesco, ma dell´altra Germania, della Germania RDT, ma appartenente alla Germania BRD. L´isola in cui vivevo aveva un´assoluta volontá di esprimersi, di lottare, di sognare. Era la cittá piú fragile, piú assurda, piú fantasiosa, piú povera, piú critica, piú libera, piú isolata della Germania dell´Ovest - anzi - di tutta l´Europa. Un´isola piena di sogni da realizzare. E anche io straniera con un piccolo sogno da curare e far crescere: Il sogno di sentirmi a casa fuori di casa in un posto che sí mi rinchiudeva, ma d´altra parte mi permetteva di pensare oltre iconfini dei muri.

 

 

Con curiositá, partecipazione ed un pizzico di scetticismo ho seguito nel ´89 gli eventi, che man mano dall´altra parte del muro si delineavano imbarazzanti per il regime socialista. Sempre piú tedeschi dell´est fuggivano passando per l´Ungheria, poi cercando asilo politico direttamente all´Ambasciata della Germania Federale a Praga. Migliaia di manifestanti a Berlino est, Dresda, Lipsia e in altre cittá della Germania dell´est per mesi avevano fatto pressione per il riconoscimento del diritto al voto libero e segreto, il diritto di viaggiare liberamente. Chiedevano una riforma del sistema. Ma sarebbe stata possibile? Ma quando mai si era visto una rivoluzione pacifica con candele e l´unanime slogan "noi siamo il popolo"? Poteva finire bene?

Con stupore la sera del 9 novembre 1989 sono stata testimone di un avvenimento storico: la tv informa che chi vive nella Germania dell´est ha diritto di viaggiare liberamente, da subito. Una gran confusione incomincia a crearsi intorno a questo "da subito". Telefonate per capirne di piú. C´é chi dice che le frontiere sono aperte. C´é chi dice che bisogna andare subito in strada. C´é chi giá annucia la fine del muro. Confusione.Confusione.Stupore.

Nelle immagini televisive trasmesse da Berlino in tutto il mondo si vedono persone che si arrampicano sul muro, i passaggi di confine sono affollati. Una folla impressionante che fá pressione, sia da una parte del muro che dall´altra. Verso mezza notte sul ponte della Bornholmerbrücke sfocia un fiume di gente, con lacrime di gioia, abbracci, spumante, festa, emozioni, io sono lì, davanti alla tv, con in braccio mio figlio che dorme tranquillo, ed io incredula, testimone di uno degli avvenimenti più sconvolgente della storia mondiale.

Ne sono passati anni da allora. Mio figlio é cresciuto da Berlinese che non puó ricordare com´era la Berlino del muro, così come non lo sanno i tanti visitatori che arrivano alla scoperta della cittá.

 

Berlino vi dá il benvenuto. Ed io sono felice di farvi conoscere la mia cittá, la cittá in cui mi sento a casa, una casa piena di stranieri che a Berlino hanno sempre ancora un sogno da realizzare. Le mie collaboratrici e collaboratori sono tutti perfetti bilingue con ottime conoscenze della storia ed arte di Berlino.

 

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